Nel bel mezzo del viaggio creativo con poche regole (e ancor meno certezze) che ho voluto fosse la mia vita, da poco ho ripreso a scrivere. Quando dico scrivere, non intendo post per il Blog, articoli, status di Facebook, cinguettii o hashtag creativi.

Scrivere per me è un’esigenza ma è un processo che richiede disciplina. Mi obbliga a viaggiare al di fuori della cosiddetta confort zone.

Scrivere è un’azione intrinseca al mio essere, qualcosa di cui ho memoria fin dai tempi in cui la mia visione del mondo era semplice, fantastica, popolata da eroi coraggiosi. Al tempo raccontavo questa realtà attraverso una stilografica che funzionava a cartucce, mi macchiava i polpastrelli mentre una serie di lettere una diversa dall’altra, riempivano la carta in un flusso di coscienza disordinato.

Oggi la visione del mondo in cui vivo è sicuramente più complessa (e costruita), ancora fantastica ma decisamente meno eroica di un tempo. Ho ancora il vizio di raccontare la realtà in cui vivo battendo i polpastrelli su una tastiera che funziona ad energia e affianca su un foglio elettronico parole ordinate, caratteri ricercati che cambiano a seconda dell’umore. Il processo creativo però oggi, è meno fluido, necessita disciplina, regole e rituali. Mi obbliga a viaggiare al di fuori della zona franca in cui mi sento al sicuro, confortata da abitudini e certezze che mi impediscono di sviluppare nuove visioni, di avere coraggio, di trovare la mia voce.

Ecco dunque che per uscire dalla cosiddetta confort Zone ho bisogno di delle seguenti 10 regole, un misto tra la razionalità e un misterioso approccio che definirei quasi shamanico, tra l’oggettività e quello che serve per ricevere la visione senza la quale, un libro è solo un’accozzaglia di parole senz’anima.

  1. Fiducia in me stessa: lo so, questo vale per tutto ed è decisamente complicato da raggiungere ma per scrivere un libro, è la prima regola. Devo fidarmi di me, delle mie sensazioni e quando arriva la mia vera voce, la devo ascoltare e mi devo fidare di lei, qualsiasi storia mi racconti.
  2. Visualizzazione Mattutina: una di quelle regole new age che ormai sono parte della mia quotidianità, insieme allo Yoga e al Pranayama. Prima di iniziare a lavorare, tutte le mattine, visualizzo il libro finito e i personaggi che ho creato, vivere di vita propria. Ci guardiamo, ci sorridiamo complici di vivere una vita segreta che conosciamo solo noi. Se vi chiedete chi visualizzo per questo quinto romanzo (niente spoiler, solo un’anteprima): Emma e Mia :-))))
  3. Solitudine: non posso permettermi un buen retiro con vista su una spiaggia tropicale con tanto di delfini che giocano, per tutto il tempo che necessita la gestazione di un romanzo. Posso e devo però ritagliarmi alcune ore, le migliori della giornata in cui il cellulare, i social e soprattutto la vita privata è silenziata. Mi dedico il tempo migliore della giornata, in modalità aereo, per intenderci. Generalmente per me le migliori sono al mattino presto (quando tutti dormono) oppure la sera, dalle 10.00 in poi (quando tutti vanno a dormire).
  4. Silenzio: Il silenzio è un accessorio fondamentale di questo spazio personale solitario. Devo riuscire a sentire quella voce limpida, che sa chi sono e dove devo andare, nonostante il mondo esterno cerchi di confondermi.
  5. Fase Preparatoria: Prima di iniziare a scrivere il capitolo 1, “perdo tempo” a studiare nei dettagli l’ambiente in cui vivono i personaggi, la professione dei protagonisti, il tempo e il luogo in cui si muovono. Se necessario come in quest’ultimo che sto scrivendo, svolgo un lavoro giornalistico, intervisto i professionisti che possono aiutarmi a conoscere la materia e a farla mia, per quanto possibile. Non trascuro i dettagli, tutti gli elementi che renderanno il mondo che generando, vero.
  6. Trama: Generalmente, per chiarezza personale, inizio a scrivere l’indice e la trama del libro. Normalmente, con il tempo, entrambi cambiano ma non importa, scriverle nere su bianco, mi aiuta a visualizzare, a chiarirmi le idee.
  7.  Leggere (quelli bravi): sì leggere sempre e comunque ma cerco di non lasciarmi influenzare e soprattutto, scoraggiare. Non devo deprimere la mia vera voce, la devo rafforzare attraverso e grazie voci amiche, che mi elevino.
  8. Addetti ai lavori: Sono probabilmente (eventualmente) un prodotto quindi dagli addetti ai lavori non mi aspetto empatia, sincerità ma opinioni tecniche, previsioni e se necessario, supporto tecnico. In loro presenza, la parte sensibile e fragile del mio carattere, va protetta. Con loro sono una professionista imperturbabile, un’accanita lettrice, una seguace della guerriglia del marketing contemporaneo. Una guerriera, più che un’artista sensibile (con un problema narcisistico).
  9.  Stai dentro: quando finalmente sono dentro il flusso magico della storia, vado fino in fondo. Sì, sto dentro, perché le volte che mi sono arrischiare ad uscire, certa della maternità e paternità della storia, sono stata costretto a ripartire da capo.
  10. Divertiti: Fondamentale, da non sottovalutare mai. Come da bambina, continuo a divertirmi, a giocare, a inventare storie. Quando smetterò, mi sveglierò….

 

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