Giornalismo tra vecchi e Nuovi media. Come ho già fatto in precedenza, ecco un paio di riflessioni a caldoalla fine di questo interessante corso dell’ODG.
Ho sempre più la sensazione che la (per me) mitica figura 
del giornalista, 
si stia scolorendo 
(per usare un termine attuale, stia cadendo nell’oblio) 
a favore di una schiera di 
Blogger.
Blogger while live-streaming

Sì, storyteller o content creator che parlano in prima persona. Individui armati di smart-phone pieni di app. di filtri e di un interessante tariffario a post, anzi a selfie (nessuno legge, tutti guardano le foto). Provate a parlare con un Blogger di deontologia professionale.

Le bimbette della GenerazioneZ (dai 12 anni in sù), sognano infatti di 
diventare la Ferragni (Millennials), non la Fallaci (mito delle generazioni x e Baby Boomer). 
Giornalisti e no, vi chiedete perché? Lo so i motivi sono tanti e se ne potrebbe discutere in modo polemico per ore (non ora e non qui). Di certo, lasciatemelo dire, l’ordine dei giornalisti, i media, gli editori e salendo nella piramide, giuristi e stato, non sono di aiuto.
È vero che le normative non sono all’altezza della rivoluzione digitale in atto. È vero che l’età media dei giornalisti italiani è piuttosto alta ed è parte di una generazione non nativa digitale ma quello che sta accadendo richiede un avvicinamento diretto e veloce a fenomeni social che snobisticamente vengono ignorati e criticati.
Tutti a sputar veleno contro gli odiosi influencer ma infondo l’ipocrisia regna sovrana, il bisogno di visibilità dilaga e crea fatturato. 
La privacy ai nostri giorni, è una chimera.

Non c’è Privacy per gli utenti

Tra l’altro è bizzarro parlare del confine tra libertà di informare (diritto di cronaca) e diritto alla riservatezza quando perdiamo in un click, ogni riservatezza, quotidianamente. Mi riferisco a quella “Licenza Mondiale Gratuita, Non Esclusiva Per Utilizzo Contenuti che ci sfila il consenso in meno di un secondo (barrando una casella) quando creiamo qualsiasi account social. Nessun social è gratuito. In questa epoca non esiste la gratuità e perché dovrebbe?? Si tratta solo di pagare in modo diverso. Gli Zuckerberg di turno infatti si arricchiscono, vendono i nostri dati a terzi e quarti insomma al miglior offerente.

E poi vogliamo parlare del radicale cambiamento del concetto di 
IDENTITÁ PERSONALE 
ai tempi di Instagram e Twitter?
C’è (quasi sempre) una folle discrepanza tra il “come siamo nella vita reale” e “come appaiamo” sui nostri profili. Tra identità reale e digitale. La giurisprudenza in questo caso, cerca di adattarsi e nasce il “diritto all’identità personale” da una parte e “Diritto all’Oblio dall’altra”.
Insomma il giornalista oggi ha il suo bel da fare a muoversi e trovare una mediazione tra diritto di cronaca e di oblio di un malvivente. Anche per la normale utente in cerca di fidanzato, non è cosa da poco orientarsi tra la pagina Instagram di una possibile candidato che pare un atleta olimpico e poi “senza filtri”, davanti a una pizza si rivela un mediocre uomo di mezza età con la pancetta da biretta. E viceversa. LOL, come si dice in questi casi in cui la risata è obbligatoria.
Insomma, morale semiseria della storia: la deontologia professionale va adeguata, la legislatura in materia va certamente adeguata ma soprattutto, penso che sia necessario un contatto diretto tra le giovani generazioni digitali e i cosiddetti adulti. Tra influencer e giornalisti. 
Inutile vivere ciascuno nella propria camera ascoltando gli stessi echi…altrimenti come stanno sparendo le testate a favore di articoletti pieni di foto e video sui social, spariranno i giornalisti a favore di utenti digitali che esercitano una buona influenza sui followers in quel momento.
E hai voglia a disquisire di etica e deontologia ……
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