Quest’estate dopo la “solita” fantastica sosta Balinese, ho deciso di visitare Sumatra, la sesta isola più estesa del Pianeta.

Sono felice di averlo fatto. Al mio 4 viaggio in Indonesia, seppure x soli 6 giorni, ho visto solo un piccolo pezzo di questa grande isola. Precisamente il nord, la provincia di Aceh, quella che ha subito lo tzunami x capirci.

A parte Medan la capitale (città caotica e solo di passaggio, un po come Jakarta), ho avuto il piacere di vedere enormi foreste pluviali, fiumi pieni di rapide che scorrono indolenti, Vulcani attivi.

Insomma a Sumatra  la natura è ancora selvaggia, indomita.

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— RossellaCanevari (@rosscaneva) August 29, 2019

Percorrendo in auto con un simpatico giovane autista (*senza autista è veramente pericoloso guidare non solo per via delle condizioni delle strade quanto per il traffico e il modo spericolato in cui guidano i locali), le lunghe strade per arrivare alla giungla, ho visto anche chilometri di piantagioni di palme, rubati alle foreste per fare il tanto discusso olio di palma 🌴 che report ha fatto conoscere agli italiani.

Uno degli argomenti in top trending quest’estate è stata appunto, la foresta Amazzonica brucia, fermiamo questo scempio…e Sumatra? Ci siam già scordati che l’Indonesia è il più grande produttore al mondo di olio di palma e che per produrlo brucia e distrugge la foresta pluviale? E non si tratta di un danno irrisorio, a Sumatra la porzione di terreno dedicata alla coltivazione delle palme da olio infatti è pari a 123mila chilometri quadrati, un’area comparabile a quella della Grecia!! Sinceramente, vedere i palmeti bruciati e le fabbriche con i miei occhi, è stato un colpo al cuore.

Tornando alla natura e alla parte bella e piacevole del mio viaggio, ho visto maestosi vulcani 🌋 attivi, fiori meravigliosi, piante rigogliose, frutti dolcissimi e colorati come il rambutan (palle spinate rosa con un frutto bianco all’interno), il Salak o Snake fruit (x via della pelle come le scaglie del serpente), il durian (il famoso frutto con odore cattivo).

Ho dormito una notte sul lago vulcanico più grande dell’Indonesia e del Sudest Asiatico: il lago Toba. Nella bellissima isola Samosir nel lago Toba (prevalentemente ma non solo) vivono i Batak, un popolo Cristiano (il resto dell’isola é Musulmano) che costruisce case architettonicamente molto speciali e tombe imponenti (per i morti che torneranno). Quando fuori da un ristorante Batak c’è il segna B1 e B2, potete mangiarecarne di cane 🐕 (B1) e Porco (B2) 🐷. Ecco perché nei loro villaggi non girano cani.

E poi la giungla…qui nel l’umidità fitta dopo ore di trekking ho visto gli Oranghi: in circa sette ore di cammino sono riuscita a vederne 6 e ho nutrito con banane e rambutan una mamma con il suo piccolo. Con un trekking di 5 giorni all’interno dela giungla, avrei potuto, ovvio essendo fortunati perché si tratta di animali selvaggi, vedere anche le tigri 🐅 di Sumatra (anche quella bianca) prima che si estinguano perché la caccia alla tigre qui è legale e ogni anno diminuiscono.

 Un bellissimo viaggio, una natura (ancora) incontaminata. Unico neo di ciò che ho visto: lo sfruttamento irresponsabile di alcune delle risorse naturali. Un problema questo, che riguarda però non solo Sumatra e l’Indonesia, tutti noi. Forse non possiamo personalmente salvare l’Amazonia o la Tigre di Sumatra ma di certo possiamo fare piccoli gesti quotidiani di consapevolezza amando di più il nostro bellissimo pianeta…

Qui per saperne di più del mio viaggio e magari per organizzarne un tour in Indonesia, leggete  la mia intervista su Rolling Pandas. 

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